11 febbraio 2018 I nostri articoli

Franco D’Alfonso candidato a Milano..

Un amico, il primo, di Ge9Si, l’Assessore alla città Metropolitana di Milano,Franco D’Alfonso è il candidato del centro sinistra nel collegio uninominale 3 del senato in Lombardia, a Milano.
Franco ,riformista e amministratore capace e di grande esperienza, è l’espressione lombarda del civismo a cui anche Ge9Si si richiama.
Con Franco abbiamo iniziato la nostra bella avventura, con lui e i suoi amici intendiamo proseguirla, ritrovandoci appieno nelle linee programmatiche e nei valori che anche l’esperienza lombarda ben rappresenta.
Il suo successo è il nostro successo e sarà di forte stimolo per le altre imprese che ci attendono.
Franco ci ha mandato questa riflessione che siamo ben felici di pubblicare e sottoporla a tutti i nostri lettori.
Chi ha amici a Milano ha una buona occasione per suggerire un voto utile e giusto.
Arcangelo Merella 
Ecco il testo di  Franco D’Alfonso
” Il “modello Milano” funziona, si dice. La Milano attrattiva, innovativa, metropolitana, internazionale e chi più ne ha più ne metta, produce risultati che nemmeno la politica da venditori di pentole che ha occupato questa (fortunatamente  breve) campagna elettorale riesce a negare.
La  capacità  e soprattutto la volontà di muoversi in autonomia, anche se in un contesto politico che del centralismo faceva  e fa la sua ragion d’essere, non ha prodotto sempre risultati così brillanti e soprattutto è tra le ragioni di una malcelata ostilità politica che caratterizza il rapporto tra i Governi italiani e Milano, sostanzialmente indipendentemente dalle differenze politiche.
L’ultima prova l’abbiamo avuta con la formulazione delle liste elettorali dei candidati di Milano città per le prossime elezioni: Renzi, Berlusconi  e Salvini, approfittando appieno di un sistema elettorale che ha concentrato in mano all’ “owner” di una lista il potere assoluto di nominare di fatto la maggior parte dei parlamentari, hanno compilato liste di nomi più o meno illustri e degni, accomunati da una caratteristica comune, quella dell’estraneità totale al sistema politico cittadino, di maggioranza o di opposizione che fosse.
L’alterità della società politica e civile milanese rispetto a quella nazionale ha origini antiche , viene dalla sconfitta chiara ed inequivocabile del modello federalista di Carlo Cattaneo cercato dalla borghesia milanese come evoluzione nazionale del modello asburgico di Maria Teresa.
Questa alterità ora rivendicata ora lamentata è ancora in essere ai giorni nostri ed è resa evidente, come sempre, dai momenti di crisi e di necessario cambiamento.
In perfetto stile ambrosiano, è stato il primo cittadino in carica, Beppe Sala, a denunciare pubblicamente questa situazione che vede un ritardo della politica e delle istituzioni  ad adeguarsi e comprendere quanto viene richiesto dalla comunità cittadina impegnata nel consolidare e rilanciare i successi degli scorsi anni, fungendo da esempio e traino per il Paese, come sempre avvenuto nella storia italiana.
Lo ha fatto con una battuta polemica netta relativa ai prossimi parlamentari che verranno eletti a Milano ( “Milano non è un taxi, chi chiede i nostri voti deve impegnarsi per la città”), sia soprattutto con la pubblicazione di un libro e con un’intervista al “Corriere della Sera” .
Sala ha usato parole franche e dirette: il “modello Milano” deve essere usato come naturale che sia, mettendolo al servizio dell’intero Paese,  lasciandolo libero di sviluppare le proprie potenzialità senza imbrigliarlo con una serie incomprensibile di vincoli normativi derivanti dalla parificazione a realtà diverse per dimensioni, storia, tutto.
L’esempio clamoroso è quello dell’istituzione Città Metropolitana : come si fa, dice il sindaco, anche solo a concepire una normativa che tratti allo stesso modo le vere aree metropolitane Milano, Napoli, Roma (che però ha la legge Roma Capitale a salvaguardia), forse Torino, con altre splendide realtà ma radicalmente diverse come Bologna, Catania  o Venezia ?
E ancora: qual è la logica che tiene lontano da Milano gli enti di controllo e supporto come la Consob o l’Ice, essendo oggi Milano la città al mondo con il maggior numero di sedi di multinazionali  ed  una delle capitali europee del business ?
Beppe Sala, da erede della tradizione riformista e municipalista ambrosiana, come si è più volte definito, ha interpretato in questa occasione  il ruolo di primo cittadino e non quello di capo di una maggioranza e, men che meno, di supposto futuro leader di una parte politica . Dicendo che Milano finirà per rivolgersi direttamente all’Europa senza passare dalle istituzioni italiane non ha indicato una linea politica, ha denunciato un ritardo della politica e al contempo indicato un pericolo di “cronicizzazione” di questo ritardo che può portare ad una loro obsolescenza molto rapida.
Quello che manca a Milano è la versione in  politica del “partito della città” che è già vivo ed operante nell’industria, nella cultura, nella ricerca, nelle università , determinando un vuoto di rappresentanza politica ed istituzionale.
Il vuoto, in politica, se resta tale troppo a lungo  viene sempre riempito da qualcuno e non sempre nel miglior modo possibile.  Quello di Beppe Sala non è uno squillo di tromba di un improbabile attacco a qualcuno, è un campanello d’allarme che, se inascoltato, rischia di tramutarsi in urlo di sirena lacerante. “

Arcangelo Merella

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