29 Novembre 2017 I nostri articoli

Occupazione  a Genova e in Liguria: alcuni spunti di riflessione

di Giovanni Facco.

  

I seminari “ di Venerdi” sono ripresi; mercoledi  22 novembre si è parlato di  lavoro e  di occupazione  con specifico riferimento a Genova; sono stati presentati in modo analitico  i dati relativi al 2016.

 

Qualche giorno fa la Banca d’Italia  nel  suo ultimo bollettino regionale dedicato alla Liguria  ha fatto il punto  sul primo  trimestre 2017; questa in sintesi  la diagnosi…” Secondo l’Istat, nel primo semestre del 2017 in Liguria la diminuzione degli occupati  è proseguita (-1,8 per cento), riducendo il numero di lavoratori al di sotto delle 600.000 unità; nello stesso periodo sia il Nord Ovest, sia l’Italia hanno conseguito un incremento dello 0,8 per cento. Data la sostanziale invarianza, per il terzo anno consecutivo, dell’occupazione dipendente, la situazione del mercato del lavoro è stata determinata dall’evoluzione dei lavoratori autonomi, che hanno registrato una significativa riduzione. Vi si è accompagnata la contrazione della componente femminile, calata – come nell’anno precedente – a un tasso prossimo al 4 per cento”….. situazione tra le peggiori; in Liguria tutti i settori perdono occupazione ( costruzioni -5.000, commercio -12.000, altri settori -1.000) recupera il settore manifatturiero, +16.000.

 

Viene presentata  in modo sintetica  la situazione  2016 a Genova (  non sono disponibili i dati del 2017,  dati verranno   resi disponibili  a gennaio-febbraio 2018 ).

 

Quanti e quali caratteristiche hanno gli avviati al lavoro  a Genova ? Nel 2016 sono stati avviati a Genova ( dati Inps) 112.000 unità, i cessati per tutte le cause sono stati 105.600  quindi un saldo positivo  di poco più di 6.000 unità; di queste solo il 19%  ( 21.000) è stato avviato  con contratto a tempo indeterminato mentre l’81% è stato avviato con contratto a tempo; il 64% degli avviati  ha un titolo di studio scuola dell’obbligo e solo il 7, 5% ( pari a 8.500 )  con titolo di laurea. Inoltre gli avviati sempre a Genova dal 2012 al 2016  sono  complessivamente diminuiti di circa -10.000 unità.

 

Quali sono i settori produttivi  che hanno assorbito questa occupazione? Il settore alloggio e ristorazione  con circa 24.000 avviati è il  più attrattivo; segue il trasporto con 21.000, il commercio con 11.000, noleggio e viaggi con 10.000 e la  manifattura con 9.000. Gli avviati  con contratto di lavoro di durata  superiore ai 6 mesi sono  un pò meno del 40%; si tratta di lavoro  a tempo, di brevissima durata, prevalentemente precario; le trasformazioni dei contratti  a tempo in contratti a TI  hanno % molto basse; i laureati avviati  con contratto  di durata superiore a 6 mesi   sono circa 7.000 quasi il 60% ( nella manifattura, nelle attività professionali e tecniche  tale % arriva quasi al 70%); uno scarto molto significativo, che conferma  che il titolo di studio  fa ancora la differenza ed è una buona garanzia.  Inoltre tra  i 112.000 avviati circa 86.000 sono italiani e 28.000 sono stranieri; da notare  che i residenti stranieri  in città sono circa 54.000 ( dati del 2015); gli stranieri  hanno quindi hanno un tasso di occupabilità molto più alto degli italiani, in linea con la situazione italiana. ( vedi grafico  delle fondazione Hume)

 

Che cosa emerge  da questi primi dati? I dati  occupazionali del 2016  complessivamente non modificano  lo scenario  degli ultimi  4 anni;  evidenziano un mercato del lavoro genovese e ligure  per niente dinamico, con volumi occupazionali  in discesa (-10.000 avviati negli ultimi anni), povero dal punto di vista professionale ( i primi 10 profili professionali richiesti dalle imprese  riguardano lavoro  di basso profilo  professionale es camerieri, commessi, personale di pulizia, magazzinieri, cuochi, baristi, addetti spostamento merci, marinai di coperta, operai generici ecc ), lavoro instabile  e incerto dato dalla massiccia presenza di contratti a tempo di durata molto breve e con rotazione molto alta. Una situazione questa  che si riscontra anche in altre regioni del Nord  ma che in Liguria e a Genova  ha una sua intensità maggiore.

 

Questa situazione da che cosa è determinata? dal mercato del lavoro, dalla scuola, dalla mancanza di formazione specifica? Questo quadro è  determinato prevalentemente   da un sistema produttivo  le cui caratteristiche sono ormai note: presenza massiccia di micro imprese , poco orientate all’export, scarsamente complesse  dal punto di vista tecnico-organizzativo e gestionale , poco innovative e  poco orientate al cambiamento, carenza e staticità per non dire preoccupazione  per le  poche grandi imprese esistenti sul territorio; questa “artrosi  produttiva” riguarda tutti i settori salvo qualche leggera  differenza.

Imprese con tali  caratteristiche e connotati   non possono produrre o generare  un mercato del lavoro dinamico, effervescente!  Il mercato del lavoro, semplificando, è l’immagine riflessa  di quello che sono le imprese. Si leggono ormai molto frequentemente sui media dichiarazioni  o analisi semplificate o addomesticate   orientate  ad attribuire la   “colpa “ di questa situazione  alla  mancanza di flessibilità  del mercato del lavoro,  alla carenza di formazione delle risorse,   al fatto che non si trovano le   specializzazioni  che le imprese cercano.  Le cose non stanno affatto cosi. Sono le imprese che creano il lavoro e non viceversa….Sono ormai più di venti anni  che il nostro paese  non attiva politiche economiche  orientate  allo sviluppo del settore produttivo,  non con interventi diretti (non più possibili  per regole comunitarie )  ma creando le condizioni  “di contesto “ perché il  business si sviluppi. E’ da poco più di un anno  che un ministro serio come Calenda ha impostato bene il giusto percorso… ma per avere risultati  ci vorranno  tempi lunghi. Per dare una idea, il sistema produttivo è come un eco sistema devastato qua e la  da incendi e frane; prima di vedere rinascere  un bosco e un sottobosco   devono passare decenni… scorciatoie non ce ne sono. E chi promette soluzioni a breve “  è un venditore di fumo  “.

 

Perché questa situazione? Le concause sono molteplici, le più significative: il crollo dell’IRI ha desertificato  il territorio ( ma ormai è fatta ! )  ; le grandi imprese  in Italia sono poco più di 500; molta delocalizzazione  produttiva  ( oltre 30.000 aziende ) è  attivata  da  quelle imprese  che cercano di guadagnare qualche punto  con prodotti maturi e   poco competitivi che richiedono competenze low skill e salari più bassi ;  la caduta degli investimenti  negli ultimi 10 anni, la difficoltà di accedere al credito, le dimensioni ridotte delle imprese, poco export….bassa scolarizzazione  degli occupati, poca innovazione e poca ricerca….queste sono le criticità sulle  quali  chi governa un  paese , un territorio  deve con forza  intervenire. Lavorando   con determinazione e competenza  su tali criticità strutturali nel medio termine si potranno ottenere risultati credibili: occupazione più qualificata e di medio alto profilo ( quindi con meno rischi)  e   una crescita dell’occupazione ( volumi)   che si avvicina a quella di altri paesi europei.

Va ricordato che il tasso di occupazione  italiano è del 58% , 15 punti in meno  della Germania, 7 in meno  della Francia, 12 in meno del Regno Unito… per non parlare del tasso di crescita annua  per il nostro paese  di qualche 0,…% gli altri tra  il 2-4%. Va  ricordato  inoltre  che è ormai da 20 anni il tema  dell’occupazione è appannaggio  quasi esclusivo dei giuristi e  degli specialisti del diritto del lavoro.. che ritengono o pensano che basti cambiare le regole  del lavoro per creare occupazione!!! Sull’efficacia delle norme, compreso il job act,  e sulla  loro concreta  ricaduta occupazionale  va fatta una operazione di chiarezza  perché  ci sono molte false ed esagerate  informazioni  a proposito  …. Ma di questo si parlerà  nel prossimo numero.

Un approccio pessimistico? Una buona terapia richiede  una corretta e approfondita diagnosi. Una terapia “ qualsiasi “ tanto per…  non serve e non da risultati. Se i paesi nostri competitors  ce l’hanno fatta  e hanno portato concreti risultati ( che verranno documentati  nel prossimo numero)  non si capisce perché noi  non ce la possiamo fare! Basta copiare!! La speranza  nasce anche  dalla necessità  di trovare soluzioni a concrete  e future minacce; alle variabili sopra individuate  ne va aggiunta un’ altra:  l’innovazione  tecnologica   e gestionale viaggia a velocità  rapida,  si diffonde,  distrugge lavoro  ma ne crea anche tanto  nuovo; ma bisogna essere pronti a prendere il treno giusto quando passa. Genova  può avere una grande opportunità  da cogliere, ma come evidenziato, ha  ancora una composizione  della forza lavoro con un basso profilo professionale (gli avviati  con titolo scuola dell’obbligo rappresentano il 64%, i laureati  il 7,5% e molti profili professionali sono low skill ), occupazione con elevato  rischio di essere “bruciata”  dalla corsa tecnologica  senza riuscire, se non si attuano le strategie produttive necessarie e prima evidenziate  a saltare in tempo sul treno dell’innovazione e del cambiamento. Genova non  permettersi di perdere  una altra sfida/opportunità. Bisogna solo svegliarsi! ( continua nel prossimo numero)

Redazione Ge9si

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