11 febbraio 2018 I nostri articoli

Una poesia di Giuliano Boffardi

 

Il Rosatellum e i suoi limiti e la virulenza verbale per le prossime elezioni mi hanno ispirato a un disincanto poetico ottocentesco.

“Saranno l’urne allora scoperchiate
e i voti pria segreti alfin palesi
diran quali passioni son contate
fan soddisfatti chi, e chi gli offesi,

ma è certo già fin d’ora, anche se tace
chi attizza il focolar con le parole,
che dopo il voto non staremo in pace
poichè la governanza non si puole.

E non si può perchè ‘l floricultore
che ne lo scranno siede in Parlamento
ha votato una rosa senza odore,
un fiore scialbo e con poco pigmento.

Avremo sì fazioni a grattar rogna,
strideranno li scragni a destra e a manca,
ma di una guida, ahimè, nè manco l’ugna,
la gente renderemo ancor più stanca.

E voi che come duci a vostra meta
spronate noi come l’ ammazzasette
la guerra vostra, son facile profeta,
più che di pugna è guerra di pugnette!”

Redazione Ge9si

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