10 maggio 2018 I nostri articoli

Schechte Adresse (Cattivo indirizzo) di Arcangelo Merella

Con questa definizione alcuni sociologi tedeschi indicavano quella parte di città consegnata alla criminalità, al disagio, alla povertà, all’emarginazione. Cioè quella porzione di territorio di citta moderne ove, per ragioni diverse, sono state realizzate case di edilizia pubblica e dove le istituzioni locali hanno assegnato case a persone bisognose di assistenza e molto spesso in condizioni di forte indigenza. Quella porzione di territorio è periferia: lo è nell’accezione urbanistica e nella realtà a prescindere dalla sua collocazione geografica. Periferia può essere anche una parte di centro storico degradato o un’area semicentrale dove carenza di servizi, assenza di presidi sociali e di sicurezza rendono precari i rapporti sociali e costituiscono elementi del degrado tipico della aree mal cresciute e ancor di più trascurate.
A Genova ci sono più quartieri con queste caratteristiche anche se in alcuni di loro, come vedremo, sono particolarmente accentuate.
I modelli insediativi che le giunte di sinistra degli anni 70 e 80 hanno pensato per soddisfare una crescente domanda di abitazioni in una città dove la popolazione cresceva e sul centro storico si abbatteva una delle peggiori speculazioni edilizie con conseguente “deportazione” dei vecchi residenti nei nuovi quartieri collinari, hanno mostrato nel tempo tutti i limiti di un’edilizia massificante, di scarsa qualità e con costi gestionali elevatissimi.
Se alcuni quartieri sono riusciti a superare molto bene queste difficoltà, sia sotto il profilo sociale che della qualità urbana, per altri rimane sempre il concetto di “cattivo indirizzo”, di una zona da confinamento sociale, di cui dimenticarsi.
Noi, Ge9Si, abbiamo fatto una campagna elettorale anche nei quartieri più difficili, incontrando le persone ma riscontrando tutta la loro diffidenza verso le Istituzioni e la politica dalle quali si sentono traditi e abbandonati. Nel corso della campagna ho promesso (e avrei mantenuto la promessa se fossi stato eletto) che il Sindaco doveva aprire un suo ufficio nel quartiere più difficile e almeno una volta alla settimana avrebbe dovuto incontrare i cittadini, discutere del loro presente e costruire per loro e con loro un futuro migliore.
Ma soprattutto la nuova Giunta doveva dare un segnale concreto della voglia di profondo cambiamento e riscatto eliminando, fisicamente, il simbolo più atroce di questo isolamento sociale: la Diga di Begato, quel mostruoso edificio energivoro, inquietante nelle forme e nell’uso, divenuto il simbolo del degrado sociale e urbano.
Recentemente anche il Sindaco Bucci, come già aveva promesso Marta Vincenzi, ha dichiarato che la Diga è da abbattere. Anche noi siamo, da sempre, di questa opinione e riteniamo che per dar senso alle parole occorre iniziare da qualche fatto e in questo caso il primo fatto da realizzare è individuare un’area in Val Polcevera, tra le tante abbandonate e in attesa di speculazione, da destinare alla realizzazione di abitazioni eco sostenibili, in quartieri che superino il concetto di periferia, da destinarsi alle persone che dovranno abbandonare la Diga di Begato.
In giro per il mondo e specie in Europa ci sono straordinari esempi di riconversione urbana. Come ha notato acutamente Luca Molinari (professore facoltà di Architettura di Napoli e ricercatore preso la TU Delft Olanda) su Limes “ la periferia oggi è il vero laboratorio urbano per la definizione di strumenti innovativi capaci di riformulare l’idea stessa di città contemporanea e, insieme, un luogo in cui la popolazione può ritornare in possesso di luoghi e pratiche che sembravano essere scomparse. La città sarà sempre di più lo spazio in cui lavorare sul nostro destino futuro e i luoghi laterali della nostra esistenza continueranno ad essere la risorsa latente da cui estrarre risorse inattese”.
E tra gli esempi il superamento della concezione lecourbesierana (de l’unitè d’habitation) rivista per la grandi aree metropolitane ha portato a realizzare nuove città come le periferie di Amsterdam, Madrid, Copenaghen ma anche Pechino, Singapore e Bangkok, città nelle città con servizi, qualità urbana e diffuso senso di appartenenza sociale pur nelle dimensioni enormi delle nuove costruzioni.

E non è mancato il coraggio a quegli amministratori pubblici che hanno raso al suolo interi quartieri come il complesso Pruitt-Igoe dell’architetto Yamasaki alla periferia di St.Louis o porzioni di essi come alcuni complessi di Amsterdam e le Vele di Secondigliano, o gli incredibili interventi alla periferia di Bordeaux sottoposta a demolizioni controllate e integrazione di nuovi insediamenti come ben evidenziato nei masterplan dello studio olandese MVRDV e dell’architetto libanese Youssef Tohmè che prevedono la realizzazione di parchi e impianti sportivi con una nuova gerarchia del territorio metropolitano.

( foto sopra Complesso di Pruitt Igoe,in gran parte abbattuto)

Non di meno  in altri casi è stato l’uso sapiente del trasporto pubblico- a cui viene affidato il compito di rompere l’isolamento e l’emarginazione di insediamenti periferici- a risolvere bene il problema come nel caso del tram di Rabat o la funivia di Medellin.

 

 

Insomma ci sono veramente esperienze diverse e molto importanti cui guardare per cercare anche qui, a Genova, di eliminare quella ferita territoriale e sociale che insanguina la nostra comunità.

E qui che ci piacerebbe vedere al lavoro la nostra Università, i nostri ordini professionali, i grandi Maestri come il sen. Renzo Piano che del rammendo delle periferie ne ha fatto una bella narrazione ma che non ha dato, almeno fino ad ora e per quanto a mia conoscenza, un fattivo contributo per superare l’emergenza Begato.

In questo silenzio delle Istituzioni, c’è comunque chi opera, anche in altri quartieri periferici del ponente, quotidianamente con incredibile serietà e generosità riuscendo con passione e costanza a costruire quel tessuto sociale in un quartiere difficile in grado di far superare a tanti ragazzi le immense barriere che li dividono dal resto della loro e nostra comunità.

 


Ospitiamo nei prossimi articoli due interessanti riflessioni tratte da la Rivista “Il Tascabile” e da lavocemetropolitana.it, con la certezza che saranno di vostro interesse.

Arcangelo Merella

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