2 ottobre 2018 I nostri articoli

Un futuro per i Municipi

di Luigi Picena, già dirigente settore Municipi e decentramento Comune di Genova

 

I Municipi cosi come li conosciamo sono nati nel 2006. Il Consiglio comunale   approvò allora una profonda riforma dello Statuto trasformando le Circoscrizioni in Municipi, affidando agli stessi due compiti fondamentali: valorizzare le istanze partecipative dei cittadini e migliorare l’efficacia dei servizi alla persona secondo il principio della gestione di prossimità.

Dopo dodici anni è doverosa una verifica sul funzionamento di queste istituzioni per valutarne i punti di forza e di criticità nella gestione delle competenze assegnate e soprattutto per verificare se la missione a suo tempo affidata agli stessi si sia realizzata almeno in parte. A proposito occorre sottolineare un primo dato, il cambiamento profondo del contesto politico, istituzionale e sociale avvenuto nell’ultimo decennio. I Municipi sono il frutto del dibattito politico degli anni ottanta-novanta, tradotto nella legge 267/2000, i cui principi fondamentali erano la pari dignità costituzionale tra Stato, Regioni, ed Autonomie locali, ed l’applicazione del principio di sussidiarietà con relativo trasferimento di competenze e risorse dall’alto verso il basso. Oggi la situazione è diversa, si tende a privilegiare la governabilità a spese della rappresentanza, l’accentramento decisionale in nome dell’efficienza, vera o presunta che sia. In più la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007 ha ridimensionato il benessere dei cittadini, aumentato il disagio sociale, ridotto la disponibilità di risorse per i Comuni. Lo scenario è cambiato e molto. Proseguire come se tutto fosse come prima non può che aumentare il senso di frustrazione dei rappresentanti dei Municipi ed il distacco dei cittadini.

Se lo scenario di riferimento è profondamente mutato penso che sia lecito porsi in modo esplicito una domanda, i Municipi servono ancora? La risposta non è scontata, no se ci si limita a vivacchiare per morire lentamente di inedia, Si se si trasformano e si identifica una missione adeguata ai nuovi bisogni e coerente con la storia di Genova e l’esperienza di quasi quaranta anni di decentramento.

Negli ultimi decenni per tanti motivi sono cambiate le modalità di promozione dello sviluppo, per il futuro di una città, soprattutto se aspira ad un ruolo internazionale, insieme alle infrastrutture materiali è diventata decisiva la capacità di produrre e sviluppare una rete di relazioni, conoscenze, informazioni, in sintesi un capitale sociale che è ormai uno dei fattori decisivi nella competizione –cooperazione tra le città, quantomeno a scala europea. Sulla base di questa analisi è importante che Genova, intesa come città ed istituzione si ponga la finalità di come perseguire in modo strutturale la valorizzazione e la modernizzazione del suo specifico capitale sociale, frutto di una storia millenaria.

Per questo fine i Municipi possono avere un ruolo significativo, la Grande Genova è frutto di un’unione d’imperio di comuni che avevano ed hanno una loro storia. Fatta di relazioni, di identità civiche, sociali, economiche, insomma un capitale sociale che nonostante la crisi e le trasformazioni è ancora vivo, spesso sottotraccia.

La valorizzazione e l’implementazione delle risorse civiche territoriali nell’ambito di una strategia di sviluppo complessiva del Comune, potrebbe essere la funzione principale su cui costruire il nuovo Municipio.

Di conseguenza occorre rivedere le competenze, in generale meno gestionali e più funzionali al miglioramento della qualità della vita delle persone ed alle relazioni sociali, ed un diverso assetto istituzionale ed organizzativo.

Il Municipio nella composizione degli Organi e nelle procedure deliberative è simile al Comune e questo, in relazione alle competenze reali ed alle risorse disponibili, determina vischiosità decisionale ed eccesso di formalità, per cui spesso si ha la sensazione di girare a vuoto, di perdere tempo, di non incidere più di tanto sulla realtà.

Il Municipio non è un Comune, solo più piccolo. E’ un’altra istituzione.

In un progetto di riforma occorre cambiare l’assetto organizzativo e le regole di funzionamento per adeguarlo alle finalità indicate, in sintesi un Municipio più semplice e meno formale, aperto e permeabile alle istanze partecipative della cittadinanza attiva, con competenze specifiche e risorse certe, autonomia decisionale e responsabilità del risultato.

La riforma dei Municipi è una questione d’affrontare in modo innovativo ma non velleitario, per esempio proponendo un radicale decentramento dei servizi comunali o la trasformazione dei Municipi in Comuni, entrambe le ipotesi sono fuori tempo per mancanza di risorse certamente ma anche perché nelle grandi città sono cambiate i bisogni e le priorità. Coesione Sociale, qualità della vita e sviluppo sono oggettivamente sempre più interdipendenti e sulla capacità di rendere virtuosa questa interdipendenza si gioca gran parte del futuro della città e della sua classe dirigente.

Redazione Ge9si

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