16 Ottobre 2018 I nostri articoli

UNO … DUE … TRE … QUATTRO … PONTI

Di Mauro Marsullo – Architetto, COordinatore territorio Ge9si

Per prefigurare un futuro si parte seguendo un elenco disomogeneo di proposte con un unico argomento in comune, riempire il vuoto fisico ed esistenziale che incombe sulla Val Polcevera.

Sono state presentate in tempi successivi e con criteri talmente incompatibili per modalità e risvolti da far pensare ad un’azione volutamente in contrapposizione a quella “plastica”, nel senso di “unica dotata di plastico”, che ha originato tutto e che anche oggi pare essere l’obiettivo cui fanno riferimento i diversi soggetti interessati alla realizzazione, pubblici e privati.

 

PRIMO il ponte genovese doc
Nulla è confrontabile con la risonanza mediatica che ha avuto la presentazione dell’archistar genovese che ha aperto il sipario con il ruolo di “protagonista”, per primo in scena, riferimento da sempre per le sorti delle terre genovesi dall’alto della sua notorietà, certamente meritata, ma visto spesso come un taumaturgo in grado di mutare aspirazioni collettive in progetti.

Di questo ingresso in campo in effetti non si è ancora capito se sia stato evocato dagli amministratori, come pare, oppure se sia avvenuto grazie ad un’iniziativa personale, come anche si è detto, insomma un atto “doveroso” teso a “rammendare” la propria città ferita.

Come conseguenza ecco le osservazioni social in merito alla proposta ed aventi come filo conduttore le valutazioni di opportunità della consegna, sotto gli occhi attenti dei media, di progetto, studio di massima, idea di ponte, in soccorso alle istituzioni locali che dovevano dimostrare di saper reagire nell’immediato con una proposta plausibile e di alto profilo curriculare.

Appunti che vertono principalmente sulle procedure atipiche e stigmatizzate nel settore delle progettazioni, connesse al concetto di “regalo” cui purtroppo da queste parti ci hanno abituato.

È certo che la rilevanza della questione è stata proporzionale alla rilevanza del titolare.

In tutto questo è comunque utile segnalare che l’idea proposta, alla fine, è molto simile ad un normale “viadotto”, visto che di ponte in senso stretto non si tratta, che con semplicità apparente e molti piloni a terra, seppur a forma aerodinamica, ripristina la connessione autostradale migliorandone le prestazioni trasportistiche.

Pazienza per gli aspetti commemorativi che associano ai pali trasmutati in “vele di luce” il numero esatto delle persone che in quell’evento tragico ci hanno lasciato la vita.

Non so dire se il “viadotto commemorativo” possa divenire una nuova tipologia infrastrutturale e neppure quanto possa essere poi apprezzata da chi il dramma l’ha subito e da quelli che sul viadotto transiteranno per i prossimi 1000 anni di esistenza garantiti.

Il Morandi era già stato caricato di significati all’epoca della sua realizzazione per esaltare l’ottimismo verso il futuro radioso di sviluppo e progresso che si sarebbe compiuto.

Ora si guardano con tristezza quei vecchi filmati scoprendo che l’illusione era già connaturata con la realizzazione stessa e forse, a leggere le cronache, viziata fin dall’origine.

Adesso sarebbe più utile che, se simbolo debba essere, lo diventi per efficienza nei tempi della ricostruzione, qualità e immagine di riscatto per un paesaggio di vallata alquanto depresso.

SECONDO il ponte serpeggiante
Proposta motivata da aspetti che possono essere analizzati solo con contributi interdisciplinari visto l’esito ed il corollario di commenti che ne sono conseguiti.

Intanto coraggiosi o simpaticamente “incoscienti” nel cimentarsi con un “avversario” di tale levatura assumendosene i rischi di critica conseguenti, poi per la proposta in sé che a prima vista sembra andare contro le principali regole del gioco intitolato “come si costruisce un ponte” oltre che della normativa conseguente.

Non trascurabile la spensieratezza nell’associare una infrastruttura ad una promenade pedonale/ciclabile serpeggiante che è apparsa da subito il motivo conduttore della nuova immagine, indipendente per scelta o approssimazione dal “dove parte e dove arriva” nel contesto reale, ci si penserà dopo.

Un viadotto atipico che suggerisce una citazione al famosissimo Sir. Norman Foster ma senza intaccarne il prestigio, e che ha avuto un po’ di eco anche grazie ad un iniziale scambio di attribuzione, perché in origine qualche notizia affrettata lo affiancava allo studio sbagliato, quello della pole position.

TERZO il ponte grillo
E infine ecco il terzo senza difetti di attribuzione e che ha avuto dalla sua una risonanza incredibile grazie alla sponsorizzazione sul blog del capostipite pentastellato, genovese pure lui e quindi territorialmente compatibile ed in grado di sdoganare “lo straniero”.

Essere proposti all’interno di uno spazio che, almeno un tempo, era nelle posizioni top della classifica dei più seguiti in rete è già di per sé un’impresa degna di nota e difatti un risultato c’è stato con grande risonanza in giro per le “news”.

Poi questo viadotto è davvero al di fuori di ogni schema ed il perché sia stato poi presentato con le modalità di cui sopra non pare casuale.

Criteri e soluzioni qui paiono alquanto “azzardate” sia per logiche di inserimento che di realizzazione con un effetto finale che di “effetto” ne suscita parecchio.

A giudicare dai commenti più o meno coloriti letti nei vari social si potrebbe dire che la giuria si è espressa con tutti NO, emule delle “sentenze” senza appello cui ci hanno abituato i talent televisivi.

I paragoni con la diga di Begato, molto nota in territorio genovese, si sono sprecati e questo non è un bene per il proponente.

Il che conferma l’idea di un sasso lanciato volutamente nello stagno, intendo la pubblicazione sul blog, tanto per vedere qualche increspatura sulla piatta superficie in contrasto con chi sta lavorando per renderla il più calma e scorrevole possibile.

Sasso poi raccolto con toni alquanto enfatici da chi oggi delle infrastrutture è ministro che non pare aver colto il sentore comune dei genovesi poco avvezzi alle “belinate” e che vogliono certamente un ponte ma gradiscono lo si usi solo come infrastruttura.

QUATTRO il ponte meccano
Ultimo arrivato e a quanto pare ultimo archiviato nel faldone del precedente.

Un ponte costruito con un mega-meccano a firma verde militare con citazioni leonardesche incastonate nelle travature metalliche che dovrebbe collegare temporaneamente le due sponde per ricucire lo strappo.

Sarà che l’argomento ferro dalle nostre parti lascia subito spazio alla parola ruggine, sarà che l’ardimento per tale costruzione pare davvero portato a ripercorrere i fasti francesi della Tour parigina, alla fine la paginata giornalistica si è conclusa con un: no grazie ma complimenti per l’impegno.

In attesa del “vero” ponte-viadotto che verrà sviluppato in progetto esecutivo va detto che la carrellata di tentativi per indicare possibili alternative si è anche arricchita di alcune timide indicazioni dalle fattezze decisamente compatibili con una tecnologia contemporanea e di alta qualità costruttiva e tra questi perfino una dichiarazione di disponibilità pervenuta da un altro personaggio di un certo livello proveniente dalla terra di Valencia.

È che queste proposte sono però state poco considerate con la sensazione che si voglia procedere da dove si è partiti, leggi il “primo” in elenco.

La nomina del Sindaco a Commissario, meritata visto il comportamento tenuto nella gestione di questo dramma, parrebbe riportare quindi alle scelte iniziali condivise dal Governatore.

Per cambiare direzione dovrebbero entrambi trovare motivazioni ben consistenti per interrompere un rapporto ormai consolidato segnato da anni di omaggi alla città ed avviato ben prima del loro comparire sulla scena pubblica.

Se è vero che si dovrà operare, giustamente, con delle leggi speciali per riuscire a realizzare un “qualcosa” in tempi compatibili con l’emergenza è anche vero che quel “qualcosa” dovrà comunque confrontarsi con una fase ancora complessa fatta di indagini, di verifiche, di atti formali.

Di mezzo c’è Genova che cerca di reagire fin dal momento del disastro e che utilizza ogni spazio “politico” disponibile per ricordare l’emergenza con cui si continua a convivere assieme alla necessità urgente di togliere prima possibile ogni incertezza nei passaggi futuri.

E di mezzo ci sono anche i cittadini che ora potranno tornare per breve tempo a raccogliere pezzi della loro vita dentro le case nella zona rossa ma che dovranno poi poter ricostruire un futuro avendo in comune con il ponte-viadotto che verrà solo i tempi della ricostruzione, provando a immaginare nel frattempo le nuove opportunità promesse

Redazione Ge9si

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