22 Maggio 2021 I nostri articoli

Emergenza casa di Don massimiliano Moretti

Da circa due mesi, in collaborazione tra la Caritas e il Percorso Diocesano di Formazione Politica
è stato attivato in Diocesi uno sportello di ascolto per coloro che temono di perdere la loro
abitazione. Questa intuizione è nata perchè nelle nostre Parrocchie è aumentato drasticamente il
numero di coloro che cercano aiuto e sostegno in merito a questo problema. Certamente la crisi
della pandemia, che come uno tsunami si è abbattuta sulla nostra economia già piuttosto fragile,
ha prodotto la perdita di posti di lavoro (circa 1.500.000 di posti llavoro persi) che
inevitabilmente hanno creato varie ripercussioni sulle famiglie, tra cui indebitamenti per affitti e
spese di amministrazione.
Devo dire che l’ascolto di questi fratelli e sorelle in difficoltà ci ha toccato nel cuore. Nei loro
occhi percepiamo la paura e l’angoscia che stanno vivendo. Famiglie che fino a pochi anni fa
vivevano dignitosamente con il loro lavoro, improvvisamente si sono trovate davanti ad un
baratro. Percepiscono un profondo stato di frustrazione e spesso una profonda solitudine. Hanno
girato da un ufficio all’altro, da un’istituzione all’altra, ma nessuno pare si sia mai occupato
davvero di loro. Sentirsi ascoltati e compresi e soprattutto accompagnati in un percorso così
difficile gli rincuora e a volte gli rianima. Certamente, nei nostri incontri di condivisione,
abbiamo capito che tutti insieme dobbiamo fare qualcosa di più. Non possiamo più rimanere
indifferenti di fronte a tanta sofferenza.
Alcune parrocchie iniziano a muoversi. Già da temo la Basilica delle Vigne ha attivato un’opera
di accoglienza e di accompagnamente verso persone che sono senza casa. Qualcosa si sta
facendo nel Vicariato di Oregina e nella Parrocchia di San Paolo. Da qualche mese anche la
Parrocchia di Santa Zita ha promosso con i parrocchiani, una colletta mensile con cui sostenere
materialmente qualche famiglia. E’ poco ma è qualcosa! Certo dobbiamo fare tutti qualcosa di
più, sapendo che insieme si può. I cinque pani e i due pesci quando sono condivisi sfamano folle
numerose.
Auspichiamo che ognuno possa sensibilizzarsi su questo problema, a partire dalle nostre
pubbliche istituzioni. Tuttavia non è nemmeno giusto deresponsabilizzarsi troppo. E’ giunto il
momento che associazioni, movimenti gruppi e singoli si interroghino: “Cosa possiamo fare? Io
cosa posso fare? “
Sicuramente non salveremo il mondo ma con impegno, coraggio e dedizione, possiamo aiutare
qualcuno. Rimbocchiamoci le maniche e operiamo. Quando ci si sente soli tutto sembra
impossibile, ma insieme si può.

Redazione Ge9si

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