5 Dicembre 2020 I nostri articoli

Come cambia il lavoro in porto:non disperdere l’insostituibile esperienza e competenza dei portuali di Antonio Benvenuti

 

Caro Merella,

Ti trasmetto alcune riflessioni sul nostro lavoro in porto, proprio nel contesto più difficile e complicato che il nostro settore sta attraversando, con i vari attori  (Gruppi Armatoriali, Imprese Terminaliste,  AdSP, Istituzioni locali e lavoratori) che sono chiamati a  far fronte, per ora in ordine sparso, ai profondi e radicali mutamenti sia dei variabili flussi in forte flessione del commercio mondiale, sia agli effetti della secolare pandemia.

 

Si registra nel nostro mondo portuale una fase di accelerazione della “selezione della specie” dei vari soggetti operanti, attraverso fallimenti, crisi finanziarie, fusioni tra gruppi e accorpamenti tra imprese.

 

Il lavoro portuale, e nella fattispecie il nostro ruolo di Fornitori di lavoro portuale temporaneo  (nonostante il fatto che le imprese richiedano ancora più la nostra organizzazione del lavoro flessibile), in questo quadro generale, viene ancora una volta messo in discussione da chi pensa di poter ricorrere ad una organizzazione del lavoro deregolamentata a danno della sicurezza, frantumata  (in sostituzione della Culmv) in tante impresine di appalto, aprendo alla autoproduzione delle operazioni portali al personale di bordo delle navi.

 

Noi invece stiamo affrontando una svolta con un   piano di riorganizzazione  e consolidamento della Compagnia Unica, fondamentale per dare continuità al pool di lavoro portuale di tipo europeo ( come Anversa ed Amburgo) che ci siamo conquistati in tutti questi anni: un servizio di interesse economico generale per il porto.

In tal senso siamo tuttora impegnati al tavolo con la AdSP per l’applicazione della normativa vigente, per dare garanzie ed impegni e ricevere garanzie.

Va da sé che non ci spaventano i processi di automazione o semi automazione, che studiamo con attenzione  (per la verità ancora molto ridotti a Genova) perché con la nostra scuola di formazione accreditata possiamo affrontarli attraverso una formazione continua e mirata. Né ci blocca la presenza in porto  di grandi gruppi armatoriali e terminalisti con cui si dovranno fare accordi operativi e tariffari di equilibrio; né ci crea difficoltà il flusso di grandi navi nel settore contenitori e Ro/Ro, che con  poche  “toccate” scaricano grandi volumi; anzi queste modalità di trasporto richiedono più flessibilità e più chiamate perché concentrano il lavoro di sbarco ed imbarco in pochi turni, richiedendo produttività e velocità, con orari di partenza nave rispettati, è proprio il nostro ruolo di fornitori di flessibilità: di chiamata, di prestazione, di orario di lavoro e di mansioni specializzate.

Certamente le difficoltà e le insidie ci accompagnano in questo processo in atto, arrivato alla fase conclusiva proprio in questi mesi.

Crediamo fermamente che occorra un Patto del Lavoro da sottoscrivere tra Confindustria Terminal Operators, AdSP, Compagnia Unica, OO.SS. anche con

Comune e Regione per stabilizzare la situazione della organizzazione del lavoro attraverso la Compagnia Unica  dandogli continuità con i giusti equilibri economici e operativi.

Noi staremo ai tavoli, fino all’ultimo, con questi obiettivi.

Non ci siamo mai fermati durante la crisi Covid, non ci fermiamo ora in questo percorso che deve produrre un vero Accordo.

Con ciò intendiamo evitare un grave pregiudizio all’ operatività del porto, il rischio di un conflitto sociale, come quando non ci sono vie di uscita; come in tutti i momenti di “svolta” dove si cerca di superare la crisi e gli ostacoli, ci sono giorni che valgono anni.  Noi ci siamo.

Redazione Ge9si

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