9 Novembre 2020 I nostri articoli

Fratelli tutti di Don Massimiliano Moretti

Il 4 ottobre giorno in cui la Chiesa celebra la festa di San Francesco, il Papa ha firmato la sua ultima enciclica che s’intitola: Fratelli tutti. Sulla scia della “Laudato si” la sua ultima enciclica, il Papa ha voluto ribadire la posizione della Chiesa in campo sociale e politico. In questo documentoil Pontefice vuole declinare insieme due categorie come la fraternità e l’amicizia sociale, che non sempre sono state attenzionate dal Magistero della Chiesa e, per certi aspetti, questo dato rappresenta anche un po’ la vera novità. Dobbiamo dire subito che lo stimolo per scrivere questo testo (ricordo che l’enciclica rappresenta nel magistero petrino uno tra i documenti più importanti) lo ha ricevuto ad Abu Dhabi, quando insieme al Grande Imam di al-Azhar, Ahimad al-Tayyeb, hanno redatto un documento che impegna le due fedi cristiano cattoliche e mussulmane, a ricercare la fraternità che nasce dall’essere uomini e donne, cittadini di questo mondo.

Nella prima parte di questo testo, Francesco offre uno sguardo sul nostro tempo e lo fa con estrema lucidità e con molto realismo. Il Papa nota una profonda scissione tra l’individuo e la comunità e crede che questo divisione, causata da anni di liberismo avanzato, nei quali il mercato è diventato un assoluto, quasi un idolo intoccabile, abbia provocato una situazione molto delicata, nella quale la persona si senta molto più sola e per questo si percepisca più fragile e più vulnerabile. Gli uomini e le donne del pianeta, attraverso il fenomeno della globalizzazione sono state declassate a livello di semplici consumatori, spettatori e non protagonisti della vita. Hanno perso la forza di promuovere e difendere i propri diritti e tutt’al più, si è incentivato l’aspetto del diritto individuale piuttosto che quello sociale, si è fatto credere che fosse possibile trasformare i desideri personali in diritti, cancellando, invece, quei diritti sociali che i popoli si erano garantita con molte lotte e con molta fatica e che in realtà erano parte integrante del bene comune. Una piccola riflessione sul bene comune, che molti oggi citano un po’ a sproposito, dobbiamo farla. Il bene comune, per la Dottrina Sociale della Chiesa, non è la semplice somma di tanti interessi individuali, ma sta nel trovare le giuste condizioni affinchè ogni vita umana si possa realizzare pienamente. Ecco perchè il Papa riconosce che senza lavoro per tutti non può esistere nessuna fraternità e l’amicizia sociale è solo un’utopia irrealizzabile. Ribadisce che tutti hanno il diritto ad una casa e che anche la proprietà privata, in alcuni casi, può essere messa in discussione. La terra appartiene a tutti e tutti hanno il diritto di muoversi e di migrare, soprattutto quei popoli che sono stati sfruttati per decenni dalle grandi multinazionali e che oggi, per fame e guerra, vanno a riprendersi quello che è loro!

Francesco invita la politica a recuperare il ruolo che le appartiene. Oggi, purtroppo, la finanza speculativa, ha sottomesso l’economia reale e la politica al ruolo di ancelle inutili. E’ necessario che i politici ritrovino la forza e il coraggio per riprendersi spazi e ruoli di decisione per governare il mercato e per impedire che miliardi di persone possano sopravvivere ai margini della società.

Il Papa invita poi a sviluppare il dialogo e l’incontro, rendendosi conto di quanto questo possa essere difficile. E’ necessario educare ed educarsi ad uno sforzo per riconoscere che l’altro, diverso da me e cha ha idee differenti dalle mie, non è un nemico ma una persona che mi aiuta a crescere. In questo senso è necessaria una conversione e un vero cambio di mentalità per uscire da vuote ideologie che non portano da nessuna parte, cercando invece di trovare sempre la convergenza sul bene possibile che va costruito insieme per l’edificazione del bene comune. In questo modo credenti e non credenti, se si educano a gettare ponti anziché alzare muri, possono partecipare alla creazione di un mondo migliore e più vivibile.

Le religioni in questo senso possono giocare un ruolo fondamentale e adoperarsi per la crescita della fratellanza universale, che non va confusa con una sorta di falso universalismo di chi non ama il proprio popolo e lavora invece per omologare e uniformare tutto e tutti. La fratellanza per Papa Francesco non è omologazione, ma la ricerca dell’unità nella valorizzazione delle differenze.

Con questa enciclica il Papa vorrebbe che il Vangelo, la Buona Notizia che Dio è Padre e che ama tutti i suoi figli e fratelli tra di loro, generi quella vera amicizia sociale che possa vincere ogni divisione, odio e rancore.

L’invito è che ciascuno possa leggere personalmente questa enciclica che ha un valore profetico e che, nel momento in cui sarà recepita e studiata, potrà aiutarci a cambiare in meglio il nostro modo di vivere e la nostra società.

Redazione Ge9si

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