9 Novembre 2020 I nostri articoli

I GIOVANI E LA POLITICA: UN RAPPORTO DA RIFONDARE di Filippo Merello

Giovani disinteressati alla politica? Vero ma non troppo. E’ innegabile infatti che una fetta più o meno larga di giovani sia avulsa dalle vicende politiche, ma fare di tutta l’erba un fascio non aiuta certo a comprendere la questione, anzi rischia di aggravarne la distanza.
Il problema sta nel fatto che anche coloro che si interessano di ciò che gli accade intorno si impegnano spesso in attività di volontariato o associazionismo, preferendo queste forme di attivismo rispetto al percorso politico tradizionale. La disillusione e il distacco verso questo mondo non si esauriscono però in un sentimento di antipolitica; al contrario si tramutano spesso in partecipazione sui temi che più sono sentiti. Ne è una prova la mobilitazione per i Fridays for Future. La percezione è che in questo modo si possa incidere maggiormente, ci si possa sentire parte di un qualcosa. Perché non farlo anche in un partito? Perché si pensa di non essere ascoltati davvero, perché si pensa che sia impossibile riuscire a cambiare qualcosa, perché si pensa di non avere spazio o che sia una perdita di tempo.
Un’intera generazione è cresciuta senza leader capaci di attirare l’interesse verso la politica e senza ideali nei quali si possa riconoscere; così accade spesso che i giovani, sempre più smarriti, si appiattiscano sulle opinioni politiche dei propri genitori. E’ difficile appassionarsi quando si è cresciuti in tempi in cui la politica è stata inquinata dal clientelismo, dal favoritismo e dalla corruzione. E’ quindi ovvio che un giovane si rivolga altrove.
Il problema deriva anche da una mancanza di comunicazione: la politica non è in grado di dialogare con le nuove generazioni. Un recente episodio che conferma questa difficoltà ha visto protagonista il Premier Conte che si è rivolto a due influencers, Ferragni e Fedez, per veicolare un semplicissimo messaggio sull’uso delle mascherine.
La verità è che la politica, al di là di qualche discorso propagandistico, si cura poco dei giovani anche per ragioni di convenienza elettorale: gli over 60 anni sono più numerosi degli under 30, e le preferenze di voto di questi ultimi sono più volatili.
L’Italia è uno dei paesi in cui si investe meno in istruzione e ricerca, in cui la disoccupazione giovanile è più alta, in cui la meritocrazia così come il ricambio generazionale non hanno posto. Appare quindi ipocrita pretendere che un ragazzo si avvicini alla politica quando questa – nel suo immobilismo – gli volta le spalle.
Se la politica tornasse a infondere i valori positivi che le sono propri, ponendosi concretamente al servizio della comunità, trasmetterebbe l’importanza che essa ha per la nostra vita e per il nostro futuro e coinvolgerebbe maggiormente una generazione disincantata come la nostra.

Redazione Ge9si

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