27 Gennaio 2021 I nostri articoli

LA DIGA DI GENOVA LEVA PER LO SVILUPPO DELLA CITTA’ – Arcangelo Merella

 

Ha fatto bene il Sindaco Bucci a ricordare lo spirito intraprendente e visionario dell’Ing. De Ferrari progettista della diga foranea, infrastruttura grazie alla quale il porto di Genova è riuscito a mantenere il primato tra i porti italiani adeguandosi alle mutate esigenze della marineria mondiale.
Dopo quasi due secoli e con un mondo in continua e veloce trasformazione pensare di mantenere inalterato l’assetto infrastrutturale del primo porto del Mediterraneo è miopia quando va bene, malvagità in altri casi.
Oggi salpano gli Oceani navi lunghe quasi 400 metri per trasportare passeggeri e container. Mezzi, dunque, in grado di spsotare un intero paese di oltre 6000 persone o 20.000 Teu.  Sono dimensioni enormi, incompatibili con spazi asfittici se non mettendo a rischio la sicurezza e l’incolumità delle persone e delle attrezzature portuali.
E’, ahimè, gia successo, è bene che non si ripeta.
Dunque non può essere messa in discussione la realizzazione di una nuova diga a servizio del porto di Genova indispensabile a garantire manovre di evoluzione e attracco a mezzi sempre più grandi che necessitano di spazi adeguati.
Si può obbiettare che questo è il presente e che nessuno sa, specie dopo la pandemia, quale possa essere il futuro. Non è detto che questo trend continui, così come non può essere trascurato l’eventuale nuova rotta del Nord che, grazie allo scioglimento di molti ghiacciai, potrebbe rendere la rotta artica molto più attrattiva delle attuali.
Sono tutte ipotesi degne di attenzione ma anche rischiose: ci incanalano verso quel piano inclinato della “decrescita felice” di cui, sinceramente, ne facciamo volentieri a meno. Inoltre c’è chi sostiene che non sarebbe giustificata una spesa così ingente rispetto a delle prospettive molto incerte visto anche le prestazioni dei porti di Pra e Vado.
Io invece penso che il porto di Genova, che era e resta la prima porta del Mediterraneo per l’accesso da Sud al Nord d’Europa possa giocare in futuro ancora un ruolo se saprà adeguarsi anche alle mutate esigenze della moderna marineria con un progetto che tenga conto della sostenibilità dell’opera sotto il profilo ambientale, finanziario ed economico.
Sotto questo profilo ho ben poco da aggiungere alle considerazioni fatte recentemente su Repubblica dal rappresentante dei terminalisti Beppe Costa che condivido.
In questo contesto che si inserisce il dibattito pubblico, che dovrebbe avere lo scopo di rendere trasparenti tutti gli aspetti connessi alla realizzazione di una grande opera e all’impatto che la stessa ha sulla comunità in cui è inserita. A me pare evidente che la delicatezza e la specificità del tema richieda competenza, conoscenze e professionalità adeguate per confutare tesi e progetti sotto il profilo tecnico ed economico; è dunque difficile che qualsiasi cittadino possa partecipare al dibattito con cognizione di causa mentre può farlo con la mediazione di comitati o esperti cui affidare la tutela dei propri legittimi interessi, senza rinunciare però al diritto di essere reso consapevoli dei vantaggi ( o degli svantaggi) che l’opera di cui si sta discutendo può comportare.
Ed è questo l’aspetto che maggiormente ci interessa affrontare. Atteso che riteniamo necessaria la diga e pur nei limiti della compatibilità ambientale ed economica, abbiamo sufficienti elementi per confidare che nei prossimi 5 anni il porto cresca e che il traguardo al 2030 di 7/8 milioni d contenitori per i porti liguri sia plausibile. Di questi almeno 2,5/3 milioni potrebbero interessare il porto di Sampierdarena e dunque impattare direttamente sul tessuto urbano.
Va da se che le opere già da molto tempo previste e tuttora in considerevole ritardo e che riguardano la separazione netta tra traffico commerciale e traffico urbano devono essere prontamente concluse al pari delle diverse opere ferroviarie programmate e già inserite nei contratti di programma di RFI che rappresentano la condizione necessaria al miglioramento dell’efficienza delle operazioni portuali.
Ma tutto ciò non è però sufficiente a fare di Genova città portuale una città ad elevata attrattività.
Ora, premesso che la costruzione della nuova diga comporterà, come è stato evidenziato dai progettisti, un aumento degli addetti diretti e dell’indotto molto importante, è evidente che la città debba traguardare il massimo dei benefici dalla sua principale impresa. E può farlo se ha risorse sufficienti per metter mano ad un piano straordinario di riordino del suo sistema di funzionamento (trasporti, qualità urbana, verde pubblico, cultura , istruzione, servizi sociali e sanitari, rete digitale) utile anche ad attrarre nuovi residenti, manager e dipendenti di imprese interessate a stabilire il proprio quartier generale a Genova e rilanciare antiche e solide competenze legate alla economia del mare ( ingegneria, studi legali marittimistici) un tempo orgoglio della nostra città.
E le risorse possono derivare dall’accresciuta prodittività del porto se solo riuscissimo finalmente a stabilire che una quota anche minima dell’IVA generata dal traffico in import/export dei nostri porti restasse alla città. Si tratta di una somma enorme e della quale anche una piccola percentuale può rappresentare quell’aiuto alla città per far fronte alla sfida che ha davanti. Che è quella di crescere per qualità della vita, per occupazione, per benessere e per popolazione. La nuova diga può essere la leva per questo cambiamento!

Arcangelo Merella

Arcangelo Merella

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