4 Dicembre 2020 I nostri articoli

Occupazione e andamento economico nel periodo pandemico. Di Giovanni Facco

1. Premessa.
Questa nota intende fare il punto sull’occupazione e sui settori produttivi nel contesto della pandemia prendendo i
principali indicatori aggiornati alla stato (mercato del lavoro, export, imprese, consumi…) ; il confronto laddove è
possibile si allarga anche ad altri paesi UE; il quadro che ne emerge è molto serio non solo in Italia ma anche negli altrui
paesi.
Una seconda parte, in modo sintetico, sviluppa alcune considerazioni per cercare di andare oltre la situazione si spera
congiunturale soffermandosi sulle criticità strutturali del sistema produttivo , nascoste ora dalla drammatica situazione
pandemica che ci accomuna a livello mondo ; criticità che emergeranno in modo devastante nel momento in cui
inizierà la ripresa: sarà il momento dove si misureranno le distanze e le vere differenze tra paesi e settori. Questa storia
l’abbiamo già vista altre volte negli ultimi decenni; si ricorda ad esempio che a 12 anni dalla crisi finanziaria del 2008-9
che ha coinvolto tutti i paesi occidentali il nostro non è ancora riuscito a recuperare completamente il livello ante 2008
,mentre altri paesi l’hanno superata già nel 2014-15. Questo ci dice che quando il sistema è in “ crisi” tutti più o meno
stanno male e questo in qualche modo ci “ rassicura “ ( anche i ricchi piangono! ) ma la differenza di passo la si vede “
nella ripresa “ e chi è “ malconcio “ rimane indietro, perché più debole e vi è il rischio di riprendersi in un “ lento
trascinamento “ tipico degli ultimi 30 anni.
L’Italia ha ora una grande opportunità, legata allo strategico piano UE, di cambiare rotta e passo. Dopo la 2° guerra
mondiale questa opportunità ( piano Marshall ) è stata colta e in 20 anni questo paese si è trasformato radicalmente (
nel benessere delle famiglie, nel comportamento individuale, negli investimenti, nella cultura… nella reputazione
internazionale )… i nostri nonni e padri ci riuscirono; noi saremo alla loro altezza ? per noi sarà una sfida e un confronto
anche generazionale!!
2. Situazione occupazionale.
Settembre 2020 (fonte Istat) gli occupati sono 22.953; settembre 2019 erano 23.341 una perdita di -387.000; di questi
281.000 sono dipendenti di cui i TD -388.000 mentre sono cresciuti i TI +107.000; gli indipendenti ( autonomi ) hanno perso -107.000.

Le considerazione dell’Inps sui primi 8 mesi del 2020: le assunzioni attivate dai datori sono state 3.305.000. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la contrazione risulta molto forte (-35%) per effetto dell’emergenza legata alla pandemia Covid-19 con le conseguenti restrizioni a partire da marzo (chiusura delle attività non essenziali, limitazioni della mobilità individuale) e la conseguente caduta della produzione e dei consumi. Tale contrazione, particolarmente negativa nel mese di aprile (-83%), è risultata progressivamente attenuarsi, in corrispondenza dell’allentamento delle misure restrittive, scendendo sotto il 20% sia in luglio che in agosto. Il calo ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, risultando però particolarmente accentuato per le assunzioni con contratti di lavoro a termine;
Le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato sono risultate 336.000, in flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-32%); Le conferme di rapporti di apprendistato risultano invece per il periodo gennaio-agosto 2020 ancora in crescita (+11%)
Le cessazioni nel complesso sono state 3.330.000, in forte diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-21%). Tale diminuzione è stata particolarmente accentuata per i contratti a tempo indeterminato e di apprendistato nel periodo del per il divieto di licenziamento per ragioni economiche introdotto dal governo.

In Liguria gli occupati nel T2/ 2019 erano 613.000; nel T3/2019 629.000; T1 2020 erano 593.000 e nel T2/2020 erano 588.000; in un anno Regione ha perso 25.000 occupati -4%.
3. Situazione produttiva.
In uno studio fatto da Assolombarda relativo alla Lombardia si evidenzia la caduta nel 2020 di offerte di lavoro per i principali settori produttivi; in particolare si evidenzia la caduta della produzione manifatturiera per dimensione di impresa: la crisi ha coinvolto indistintamente tutte le imprese.

Il nostro paese è principalmente un paese  esportatore, il secondo dopo la Germania; nel periodo l’export  proprio per effetto della pandemia  ha subito una forte riduzione; analoga situazione  la si riscontra  in Germania  confrontando la Lombardia   con il Baden-Wurttemberg.

Approfondendo  l’export della Lombardia  nel periodo  si evidenzia  un diverso   comportamento  tra i vari settori.

 

  1. Situazione Liguria (fonte unioncamere dati giugno 2020)

 

Il quadro   anagrafico  a giugno 20  delle imprese attive rispetto all’anno precedente , evidenzia per tutti i settori  un riduzione  non molto diversa da quella lombarda.

Il settore turistico  nel  periodo  ha subito  una caduta produttiva  paurosa.

anche il settore trasporti  marittimi  ha  subito  un calo nei movimenti   molto significativo.

 

indicatori   relativi alle imprese di  Genova ; da rilevare  il n. delle cancellazioni, in liquidazione e le chiusure rispetto all’analogo periodo anno precedente ;  gli stessi dati  visti per settore merceologico  evidenziano  una situazione peggiorativa rispetto  all’Italia.

 

Piu in generale  dai dati di Banca d’Italia  emerge  che i finanziamento  alle famiglie ( credito al consumo, mutui e altro ) ha avuto un crollo  significativo, segno evidente  che la domanda interna “ rallenta ”  e di un clima di fiducia  basso che non favorisce  consumi e quindi la ripresa in queste  condizioni.

Tornando ai settori produttivi  che sono alla base di qualsiasi considerazione di crescita, di occupazione e di sviluppo il centro studi  Prometeia  dei 189 microsettori  presi in considerazione  nel 2020 ,stima che circa il 90%  chiuderà in flessione  e nel 72% dei casi si tratterà di un calo a doppia cifra percentuale.  “ La riduzione dei livelli di attività per il totale delle imprese del campione è stimata nell’ordine del 15% a prezzi correnti, un impatto più consistente rispetto alla crisi del 2009 (-12%).”.

 

“… Le  ulteriori restrizioni previste dall’ultimo provvedimento del Governo rischiano di causare un’ulteriore perdita di consumi e di Pil nel quarto trimestre dell’anno di circa 17,5 miliardi di euro concentrata negli ambiti della ristorazione e del turismo, della convivialità e della ricreazione in generale, dei trasporti e della cura della persona, portando a una riduzione complessiva dei consumi nel 2020 ad oltre 133 miliardi di euro rispetto al 2019 (-12,2% in termini reali). La caduta della spesa presso gli alberghi supererebbe il 55% e quella presso la ristorazione si avvicinerebbe al 50%”. “

 

Le aree geografiche  sono tutte coinvolte e perdono  tutte intorno al -34%, tranne il Sud che chiude a -29,8%;  la peggiore regione è la Campania con -31,5%, segue il  Lazio -30,5%,  la Sardegna-28%,  la Liguria -27,8%,  la Toscana -27,6%,  la Lombardia -26,7%,  il Piemonte -24,2%,  l’EmiliaRomagna -21,3%,  il Veneto e Friuli– Venezia Giulia -22,2%, la Sicilia  il  -20,5%, la  Puglia -13,7% e  la Calabria -7,8%.

 

L’analisi  Istat  circa il fatturato del T3 dei servizi  evidenzia  il seguente quadro.

  1. il nostro posto nell’economia mondiale

 

“L’emergenza Covid-19 ha colpito profondamente l’economia italiana: a metà del 2020 il Pil è tornato a livelli osservati  del 1993. In termini pro capite, il Pil è sceso ai valori registrati alla fine degli anni ’80” ha evidenziato il Governatore della Banca d’Italia  alla conferenza scientifica biennale dedicata all’innovazione e alla ricerca. Nel suo intervento il Governatore  sottolineato  l’urgenza  di   investire nel capitale umano e nell’innovazione per tornare a crescere. “I ritardi nel campo della conoscenza”, ha evidenziato, “si sono tradotti, in Italia, in una  lenta crescita del Pil degli ultimi 30 anni”.

Il nostro paese è la terza economia dell’Europa, la seconda manifattura europea ,’ottava economia  del mondo.   Per Pil procapite  l’Italia  è   in 27°  posizione , al 18° posto  si trova la Germania,    la Francia  al  21°posto,  la Svizzera al 3° posto. Per  ricchezza delle famiglie  il nostro paese  è  al 7 posto, la Germania al 4 posto, la Francia al 5.

Nell’export il nostro paese è al 8° posto con una quota di mercato del 2,8%, la Germania  al 3°posto con l’8%; la Francia al 6° posto  con il   3,1%,  il Regno Unito  al 10 posto  con  il 2,5%.

 

Il  nostro paese  ha un debito pubblico sul PIL pari al   134,8 % è al terzo posto, prima di noi il Giappone con  238% su PIL e la Grecia  con  182%; Francia 97%,germania 64%, Svizzera 42%.

Scolarizzazione  laureati:  il nostro paese è al penultimo posto in Europa    con un tasso del 27,8%  sulla popolazione 30-34 anni;  tra i primi posto Olanda con il 49,4%, UK 48,8%, Francia 46,2% Germania 34,9.

  1. L’economia del paese.

 Nel 2019 il PIL del nostro paese  si è attestato a 1787,7 miliardi , inferiore del 2%  rispetto a 10 anni prima; siamo rimasti fermi  quando gli altri paesi  hanno avuto crescite molto importanti . Il peso del Pil per settore: primario  il 2%; il secondario il 24%;  terziario 74%. Sono ormai quasi 30 anni che  il nostro paese cresce poco e male perché  abbandonata  da tempo   una politica industriale (  anche compatibile con  l’impossibilità di interventi diretti dello Stato )    si interviene prevalentemente con manovre fiscali,  politiche monetarie.

La struttura produttiva   è caratterizzata da una forte dipendenza  dal credito bancario e dall’altra  da una specializzazione  in settori maturi  e poco efficienti (  micro-piccole imprese, poco orientate all’export, all’innovazione  e agli investimenti tecnologici);

L’Italia del PIL è di fatto divisa in due: il Nord  con Lombardia, Veneto e Emilia Romagna e Piemonte   produce il 50 % del PIL nazionale ; ma anche il Nord Est   cresce ad una velocità doppia rispetto al Nord Ovest;

Al  tradizionale triangolo industriale di    Genova, Torino ,Milano  si è sostituito   un altro polo  che comprende Bologna,  Verona, Brescia , Treviso e altre  città   con un  fitto reticolo dei distretti industriali del Veneto e dell’Emilia, dove però Milano  è sempre centrale  mentre Torino e Genova  sono ai margini.

I punti forti del Nord  sono le 150.000  imprese  di cui  oltre 25.000  sono medie imprese  con la    loro capacità di esportare; hanno un giro di affari di quasi 900 miliardi di euro e un valore aggiunto di oltre 200 miliardi;  a livello di paese abbiamo un surplus  commerciate  in oltre 1400 prodotti industriali .

  1. I punti di debolezza.

Il debito pubblico eccessivo  frena gli investimenti;  la produttività  del lavoro  continua ad essere bassa ( anzi tra le più basse ) sia  per carenza e diminuzione  di investimenti  ma anche  perché  vi è  bassa innovazione gestionale, organizzativa, di prodotto e di mercato;

la quota dei salari sul PIL si sta riducendo  perché  si cerca di essere competitivi  lavorando prevalentemente sui costi  (  i salari italiani  sono tra i più bassi  se confrontati  con quelli del   Nord Europa;  il mediocre  valore aggiunto   nei settori maturi  è compatibile  poi   con retribuzioni più da Sud Europa; quando ciò non è possibile si decentra la produzione  in paesi  dell’Est  o asiatici    );   sono imprese  più orientate a sopravvivere che a scommettere sul futuro.

 

 

 

 

 

  1. La Liguria come si presenta.

Nel bollettino n.7  della Banca d’Italia    relativo alla economia della Liguria  uscito a giugno  2019, si afferma che “… nel 2018 è proseguita la moderata espansione dell’economia ligure  che ha interessato  l’industria in senso stretto ,i servizi;  difficoltà per il settore edile; consumi e occupazione in leggera crescita…” ….”  Malgrado il miglioramento congiunturale  la Regione continua  a mostrare ritardo  rispetto alla media italiana e delle Regione  del Nord nel recupero della crisi. Ecco alcuni  macro indicatori relativi all’economia del territorio:

 

Tra il 2008 -2017 andamento del PIL:Italia +5,7%; Nord Ovest  + 7,2%; Liguria  + 0,1%; Lombardia +10%; Friuli  VG +4,8%.

PIL procapite al 2017: Liguria 28.700 ( sul 2008 ha perso circa 3.000 euro);    Lombardia 35.300 (- 1650 euro); Veneto 30.500 ( -900 euro );Reddito familiare medio : Liguria 30.800, Lombardia 35.000; Piemonte 30.100;Veneto 34.000;Emilia R 35.000;

 

Export: incidenza sul tot. nazionale: Liguria 1,8%; Lombardia 27%; Piemonte 10,7%; Friuli 3,3%;Export tecnologico HT sul tot. export regionale : Liguria 51,7%; Piemonte 57,7%; Lombardia 54,1%;      Emilia R 56,2%.Export sul PIL regionale: Liguria 15% ; Piemonte 34%; Lombardia 30%;      Emilia R. 36,5%.

 

Il valore aggiunto  2017/2008, variazioni: totale settori produttivi: Liguria -0,5% ; Piemonte +2%; Lombardia + 9,3%;      Veneto + 9,5%

 

Start-up al 2018  incidenza  sul nazionale: Liguria 1,8% (175 imprese);Lombardia  24,8%;Emilia Romagna 9,2%; Piemonte 5,1%.

Spesa in Ricerca e Sviluppo sul PIL (2016): Liguria 1,5% ;Lombardia  1,3 % ;Emilia Romagna 2 % ; Piemonte 2,2%;

 

Tasso di occupazione ( 2018): Liguria 67,3% ;Lombardia  72,6 % ;Emilia Romagna 74,4 % ; Piemonte 70,7% ;Tasso di disoccupazione( 2018) : Genova  9,6%; Milano 6,4%;  Bologna 5,6 %; Torino  9,2%; Trieste 7,3 %.Laureati su pop.30-34 anni ( 2017):  Liguria 29,6% ;Lombardia  33 % ;Emilia Romagna 34,4 % ; Piemonte 30,4% Incidenza alte qualifiche sul tot occupati: Genova  38,4%; Milano 44,5%;  Bologna 44,2%; Torino  37,7%;Trieste 43,7%.;

 

Higt-Tech manifattura ( 2017)

l’ intensità  delle imprese  high-tech  sul tot manifattura  nelle principali  città:  a Bologna  23 imprese su 100  sono high-tech , segue Milano con il 21%, Torino  con il 16,8% e poi Genova con 10,8% .intensità occupazionale tecnologica:  Torino  su 100 occupati nel manifatturiero, 58,3% sono  nei settori high-tech;  Bologna ha il 49%; Milano il 43%, Genova il 39%.

Terziario: imprese e occupati  ad alta intensità di conoscenze, sul totale paese ( 2017)

Genova: imprese l’1,6% ; occupati  1,5%;Milano:  imprese 9,9 %; occupati   16,8;Torino: imprese 3,9 %; occupati 5,7 %;Bologna: imprese 2,4 %; occupati 2,4%;

 

  1. Considerazioni finali.

L’attenzione  ai dati  non è una forma  maniacale ma   serve solo  a  documentare e capire dove siamo  collocati, misurare le distanze e progettare  la strada da percorre ;  che cosa non abbiamo fatto  nei lunghi anni passati; sapere che fermi non si  può stare , o si sale o si scende  perchè c’è sempre qualcuno che “ ha più fame di te “  e che è disposto a tutto.

 I dati evidenziati sopra e tanti altri  ci mettono nella condizione di decidere e di valutare il che fare, dove andare  cioè  definire un progetto almeno a 20 anni  che massimizzi  e valorizzi  le vocazioni e la storia  di un territorio: quindi scegliere , decidere, investire e fare;  questo declinato   con quanto può offrire  settore pubblico,  con la scuola, la ricerca e l’innovazione , le infrastrutture,   la sanità,  la giustizia, l’equità fiscale…

Rispetto ai decenni scorsi  oggi abbiamo una  grande opportunità  molto più grande del “ piano Marshall “  che ci viene fornita dal Recovery  fund e dal Mes; opportunità  che non possiamo permetterci di  sprecare  o di perdere; una montagna di soldi mai visti  nella storia del paese a cui si possono aggiungere gli investimenti privati nazionali e internazionali   che non possiamo permetterci di  sprecare, ne va anche della nostra  reputazione e credibilità internazionale ;  nulla è impossibile se ci mettiamo  la nostra creatività e la capacità di affrontare situazioni  anche straordinarie; i nostri nonni e padri hanno fatto  molto di più  e  in condizioni di ricchezza e di benessere e di disponibilità finanziarie   di un paese povero ma ricco di energia, di speranza e di voglia di farcela. Dobbiamo cambiare passo.

 

 

 

Redazione Ge9si

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