19 Marzo 2021 I nostri articoli

Trattenere a Genova il 2% dell’IVA del Porto, una proposta di federalismo fiscale di scopo. di Alessio Barbieri Avvocato amministrativista

 

La battaglia per ottenere il 2% delle riscossioni dell’IVA relativa alle operazioni nel Porto di Genova è sicuramente difficile da vincere ma vale sicuramente la pena combattere per raggiungere questo risultato.

Genova ormai da 40 anni vive una crisi economica e demografica nota a tutti i suoi cittadini, che si è ulteriormente acuita nell’ultimo decennio di recessione dell’intera economia italiana.

Oggi la città conta grossomodo lo stesso numero di cittadini che aveva negli anni 30’ del secolo scorso, quando l’Italia aveva una popolazione di 40 milioni di abitanti. Il crollo demografico è solo uno dei molteplici indicatori che si possono utilizzare per dimostrare la scarsa vitalità economica di Genova e il suo progressivo impoverimento con una popolazione via via dall’età media sempre più anziana.

Al di là della possibilità di apportare miglioramenti nella qualità delle scelte amministrative comunali possiamo tutti convenire che si è entrati in un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire senza la messa a disposizione della città di risorse aggiuntive in grado di far invertire la rotta.

In assenza di novità, Genova avrà sempre meno risorse a disposizione avviandosi ad un inesorabile declino economico e demografico con le intuitive gravi conseguenze che esso comporta, non ultimo il diffondersi di aree urbane degradate che ulteriormente aggraverebbero la situazione.

Che fare?

Destinare al Comune di Genova il 2% dell’IVA generata dal Porto potrebbe essere la soluzione a questi problemi.

Tale iniziativa necessita del supporto di una maggioranza in parlamento, ma credo si possa convincere i deputati e senatori italiani a ritenere l’esistenza di un interesse nazionale ad evitare che una grande città come Genova venga abbandonata alla decrescita verso il quale si avvia a grandi passi.

Del resto non sarebbe una disposizione normativa particolarmente innovativa.

Già la L. n. 84/1994 (c.d. legge porti), all’art. 18-bis, prevede qualcosa di simile, ovvero la destinazione dell’1% dell’IVA delle operazioni portuali alla realizzazione di infrastrutture portuali previste dalle Autorità Portuali.

Dunque non pare velleitaria un proposta di legge mediante la quale venga previsto che il 2% dell’IVA generata dal Porto di Genova sia destinata allo stesso Comune, che ne subisce la presenza, per l’effettuazione di interventi anticiclici in grado di rivitalizzare il tessuto socio-economico della città.

La legge nazionale, anche al fine di evitare la percezione che si tratti di un “regalo” ai genovesi, potrebbe prevedere la presentazione da parte del Comune di progetti di spesa delle risorse aggiuntive in modo da evitare che essi non vengano sperperati in spesa corrente.

Infine aggiungo si tratterebbe di un modello che potrebbe valere, non solo per Genova, ma anche per altre realtà italiane attualmente depresse che necessitano di essere rivitalizzate. In altre parole una disciplina normativa che introduca nel nostro ordinamento una sorta di federalismo fiscale di scopo.

Redazione Ge9si

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