4 Dicembre 2020 I nostri articoli

Una lettera di Ermanno Montobbio e la risposta di Giovanni Facco

Caro Arcangelo ho preso al balzo la tua indicazione di pensare a nuovi articoli, un po’ per riempire il tempo un po’ perché da diverso tempo desidero confrontarmi con qualcuno ,su mie  idee al fine di valutare se possono essere percorribili.

Due sono le modalità per cui credo si potrebbero creare posti di lavoro :

1)  una modalità di tipo organizzativo ,che vada ad incidere sull’organizzazione del mondo del lavoro  e

2) una di tipo propositivo, progettuale per soddisfare i bisogni del paese.

1) valutare la possibilità che nel periodo 63-66 anni tutti ,pubblico e privato , possano accedere ad una flessibilita’ in uscita a “tempo parziale” ! In questo periodo le persone

che si trovano in questa età’ lavorativa potranno lavorare al 50% , percependo il 50 % della pensione maturata ed il 50 % dell’attività part/time !

Tale proposta  sarà’ gestibile nelle diverse modalità che le aziende o la pubblica amministrazione riterranno opportuno : o mezza giornata di lavoro, o 2,5 giorni a settimana ,o giorni alterni ecc ecc

La proposta potrebbe soddisfare diverse esigenze : la preferenza di molte persone di

uscire gradualmente dal mondo del lavoro, la necessità’ secondo le indicazioni del mondo medico e delle soc. scientifiche  di tenere impegnate le persone più a lungo visto l’allungamento la vita media e, nello stesso tempo, agevolare il percorso in uscita offrendo la possibilità che le persone possano pensare ad una nuova fase della vita nella quale saranno più’ liberi, impegnati a soddisfare i loro hobby e passioni, a fare i nonni , fare da tutor ai giovani che entreranno e essere ancora utili con  la loro esperienza !

Proposta che agevolerebbe il cambio generazionale utile alle imprese!

Certamente la ripercussione più importante di questa modalità sarà’ quella di offrire a circa 800.000 giovani la possibilità di trovare posti di lavoro liberi!

Si può immaginare che ogni due operai/impiegati che escono entra un giovane, per ogni quadro intermedio che esce entra un giovane , e per ogni dirigente che esce entreranno due giovani!

Naturalmente saranno esclusi gli usurati, e i precoci,che potranno terminare a 62 anni!

Così come saranno esclusi  ,amministratori delegati, direttori generali , direttori , e le figure equivalenti della pubblica amministrazione che potranno continuare come oggi per responsabilità sociale e d’ impresa! ( + qualche categoria specifica per difficoltà a sviluppare attività part time : diplomatici, politici, dipendenti viaggianti area trasporti ( piloti ,camionisti ecc) , rappresentanti , personale dello spettacolo , e qualche altra categoria !

Si tratta certamente di una risposta ad alcune riflessioni : “ italia repubblica democratica fondata sul lavoro “ , lavoriamo meno per lavorare tutti ; i giovani non si sposano perché non trovano lavoro, le famiglie umiliate che dopo tanti sacrifici hanno i figli che non lavorano , etc .

Sono certo saranno d’ accordo i giovani e gli anziani, gli imprenditori che finalmente vedranno ridurre il costo del lavoro, i sindacati che potranno essere coinvolti alla verifica che tutto possa essere fatto a norma, il governo che potrà vantarsi di una risposta innovativa , e persino l’inps che vedrà’ finalmente incamerare nuove quote!

Grato  per una risposta, nel frattempo  scriverò la seconda modalità orientata ad aumentare il lavoro per un nuovo comparto economico!

buona giornata Ermanno

 

 

Risponde Giovanni Facco

la mail di Ermanno ha il pregio di “ provocare” di farci immaginare un mondo dalla “ decrescita felice”, dove il
lavoro c’è per tutti ( piena occupazione ) ma lavorando ovviamente di meno senza modificare il salario . Queste
idee non sono nuove, trovano radici nel tardo ottocento, trovano terreno fertile e si diffondono anche nel primo
novecento, dopo la 2° guerra mondiale e ultimamente assumono anche formulazione teorica in alcuni economisti (
Serge Latouche ma non solo ). L’interesse di queste “ teorie “ è che consentono spunti, riflessioni per trovare

percorsi pratici per tradurre le idee in azioni; teorie che hanno un loro fascino “ romantico” che ci illudono con poco
di trovare una soluzione “ epocale “ e semplice al tema del lavoro.
Idee e percorsi che per ora non hanno mai trovato casi concreti di applicazione oppure una massiva estensione.
Qualche decennio fa eravamo vicino alla riduzione dell’orario settimanale alle 35 ore; non si fece in nessuna parte;
però si definì contrattualmente un pacchetto di riduzione di circa 100 ore anno ( riduzione orario di lavoro – Rol) in
teoria l’ orario da 40 ore passa a 38 ore, effetto annullato dalla diffusione dello straordinario; le circa 100 ore
vengono usate per permessi individuali quando servono o vengono pagate a fine anno; nessuna ricaduta strutturale
sull’occupazione ; nella Pubblica amministrazione l’orario settimanale è di 36 ore, l’occupazione è sostanzialmente
diminuita generando in alcuni settori una situazione di super lavoro ( vedi sanità in questi mesi) o un
peggioramento della qualità dei servizi resi e un allungamento dei tempi di risposta o di resa del servizio stesso ;
insomma su questo fronte tanta teoria, tante vision e illusioni ma ricadute di scarso o nullo effetto.
Vediamo alcune causali:
1. Flessibilità all’uscita avvicinandosi alla pensione attraverso part-time;
Questa proposta ebbe una sua dignità di attenzione in Germania e Francia negli anni 80; non se ne fece
nulla perché poco praticabile,per costi sia delle imprese sia degli enti previdenziali. Questi ultimi infatti
devono anticipare anni di pensione ovviamente al 50% ricevendo contributi al 50% da parte del lavoratore
perché in part-time; l’ impresa ridurrebbe la capacità produttiva da parte di lavoratori nel massimo
delle loro efficienza e competenza, in cambio di qualche inserimento che va seguito e formato; vista la
struttura dimensionale delle aziende italiane ( micro-piccole), l’andamento del mercato che fluttua durante
gli anni o nello stesso anno, il sistema sopra accennato richiederebbe una buona capacità di pianificazione
delle risorse che ovviamente queste aziende non possono avere. Inoltre il personale in queste classi di età
è molto ricercato, è ancora in buona salute e non fa il pensionato; situazione questa ormai da anni
certificata dai dati Istat che evidenzia una crescita dell’occupazione tra i dipendenti e indipendenti con
età superiore ai 50 anni.
2. Più in generale lo sviluppo occupazionale passa per altre strade e non attraverso metodiche di “ diversa
organizzazione del lavoro “. Ricordo solo che il tasso di occupazione dell’Italia oscilla tra il 58-59%, e la
distanza dagli altri paesi è oltre i 10 punti in meno ; tasso di occupazione 15-24 anni è del 17,1% ( -7,6%
rispetto all’anno scorso ); classe 50-64 anni tasso di 61,2% ( + 2,2% rispetto all’anno scorso );
3. Più in generale la crescita dell’occupazione è legata alle seguenti variabili:
 sviluppo dimensionale delle imprese: il nostro paese ha oltre 3,8 mln di imprese il 96,6% nella
classe dimensionale fino a 9 add;il 2,2% da 10-19 add; cioè il 98,8% di piccole imprese occupa il
47,2%; uno studio fatto qualche anno evidenziava che un salto dimensionale anche solo di
qualche punto aveva un effetto molto positivo sulla organizzazione della struttura e sulla crescita;
 alla innovazione di prodotto , di processo, organizzativa; nella manifattura italiana per es. il
prodotto per addetto nelle imprese sotto i dieci add è la metà di quello delle aziende francesi
della stessa dimensione ; addirittura un terzo se confrontate con quelle tedesche;
 alla struttura delle competenze ( tasso di scolarizzazione basso); la dinamica dell’export.
 Alla struttura tecnologica dei nostri prodotti che per oltre il 50% appartengono alla classe bassa-
medio-bassa tecnologia o a bassa intensità di conoscenza se si parla di servizi; inoltre al basso
valore aggiunto prodotto; al costo del lavoro per unità di prodotto che è cresciuto negli ultimi 20
anni del +40% in Italia e in Francia, Germania del 12%; bassa produttività , costo alti , bassa
scolarizzazione occupata, piccole dimensioni di impresa , bassa tecnologia incorporata nei
prodotti… .ecc l’insieme di tutte queste dimensioni .. impedisce su vasta scala l’applicazione delle
“ belle idee e dei sogni ..”
In questi giorni la stampa porta all’attenzione del pubblico una decisione della società Unilever,
di sperimentare un orario settimanale su 4 giorni pagati 5; esperimento che coinvolge 80
persone; se l’esperimento darà risultati positivi ( cioè la produttività pro capite aumenta ) la
società pare interessata ad estendere questo modello a tutto il personale ( oltre 100 mila unità); ci
sono anche altri episodi simili in giro per il mondo, ma da questi fatti non è possibile trarre/
dedurre, sul tema sollevato da Ermanno, alcun modello nè orientamento.

Redazione Ge9si

LEAVE A COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

tredici − dodici =